Friday, October 26, 2007

Octopus

Ebbene sì, i tentacoli della Lobby per antonomasia, ben noti al pubblico americano, sottoposto ai voleri dettati da un coacervo trasversale di politici filo israeliani, fondamentalisti cristiani, simpatizzanti o rapaci collettori di fondi elettorali, si insinuano anche nella vecchia Europa. Non è molto (era il 28 marzo 2007) che alla Oxford Union, la più nota casa inglese di dibattiti, David Aaronovitch del Times negava sdegnosamente che le pressioni della Lobby in favore di un indecoroso allineamento ai nefasti della politica israeliana in Medio Oriente si estendessero anche all'Europa (video). Proprio dalla stessa sede, quella della Oxford Union, proviene viceversa in questi giorni materiale sufficiente per dimostrare quanto l'immaginazione di Aaronovitch fosse male indirizzata. Nulla di grave - a mio avviso - poiché trasversali influssi unilaterali e filo sionisti non sono cosa ignota anche da noi, solo che di rado arrivavano alla faziosa spudoratezza del mainstream informativo nord americano, che funge da base al generale appoggio popolare fornito da chi, negli USA, non legge alcunchè - come dice Gore Vidal - o pende dalla monocorde propaganda dei soli canali mediatici di larghissima diffusione e dalla spazzatura scandalistica. E si parla di influssi trasversali, di molteplice provenienza e spesso con diversi scopi e presupposti, proprio per eliminare il sospetto che si voglia dar credito ad ipotesi di malefici complotti su scala planetaria, che a nulla servono salvo alimentare strumentali contestazioni.

In concreto, il 23 ottobre scorso era previsto un dibattito alla Oxford Union sulla questione israelo palestinese, al quale erano invitati due gruppi di intellettuali (accademici, analisti, politici), rispettivamente a favore del recupero della soluzione "a due Stati" - la stessa e sinora infruttuosa utopia di Oslo e di Camp David, riproposta nella teorizzata futura conferenza di Annapolis - o a favore della cosiddetta "One State Solution", che vedrebbe israeliani e palestinesi convogliare le proprie risorse nella creazione di un unico stato secolare, con uguaglianza di diritti in base alla cittadinanza e non - come è ora - in funzione dell'appartenenza alla fede ebraica.

Inutile descrivere qui (il discorso è immenso) le implicazioni e le recriminazioni che un simile dibattito avrebbe suscitato, né l'enorme interesse che un obbiettivo approccio al problema avrebbe destato per chi dei motivi del conflitto e di una ipotetica soluzione non si è mai occupato (un occasione per saperne qualcosa in più) o, viceversa, per chi dedica buona parte o tutti i propri studi all'analisi della questione medio orientale. Gli è che il dibattito è stato cancellato e il motivo - come narrato sul Jerusalem Post - sarebbe stato la defezione di alcuni degli accademici invitati. Ma leggiamo, invece, come in poche parole ce lo racconta Ghada Karmi, che doveva partecipare alla discussione presso la Oxford Union.

"La più recente e meno attraente importazione dall'America, dopo la Coca Cola, McDonalds e Friends, è la lobby pro-Israele. L'ultimo bersaglio di questa campagna in stile USA è l'augusta Oxford Union. Questa settimana due colleghi israeliani ed io dovevamo apparire ad un importante dibattito sulla soluzione a uno Stato in Israele-Palestina. Era anche invitato uno studioso ebreo americano e noto critico di Israele, Norman Finkelstein. All'ultimo minuto, invece, la casa di Oxford ha ritirato il suo invito [a Finkelstein], apparentemente intimorita dalle minacce di vari gruppi filo israeliani. L'avvocato ebreo ed infaticabile difensore di Israele, Alan Dershowitz, ha attaccato l'argomento del dibattito come la Oxford Union stessa. In un articolo titolato "La Oxford Union è morta", ha accusato la casa di essere diventata una "piattaforma di propaganda per visioni estremistiche" ed ha censurato la sua scelta di quelli che ha definito oratori anti israeliani e antisemiti [...] Solidarizzando con Finkelstein e per opporci a questa grossolana interferenza nella vita democratica britannica, tre di noi - dalla parte della soluzione a uno Stato - cioè io, Avi Shlaim (dell'università di St Anthony, Oxford) e lo storico israeliano Ilan Pappe, abbiamo deciso di ritirarci dal dibattito. Non è stata una decisione facile, poiché l'argomento era attuale e necessario, visto il contingente empasse nel processo di pace israelo palestinese e la carenza di soluzioni innovative. Dershowitz e gli altri attivisti filo israeliani possono gioire del loro successo per avere annichilito una discussione importante. Ma è di poco conforto per coloro i quali si preoccupano della libertà di parola in questo paese. Nel maggio scorso Dershowitz aveva interferito nella vita accademica quando l'Università e la College Union avevano pesantemente votato per dibattere la correttezza di un boicottaggio nei confronti delle istituzioni israeliane. [Dershowitz] si era accompagnato ad un legale britannico, Anthony Julius, ed altri, minacciando di "devastare e mandare in bancarotta" chiunque avesse agito contro le università israeliane [...] Attività di questo genere sono familiari negli USA. La gente è costretta o rassegnata ad avere la propria libertà di espressione limitata dalla lobby pro-israeliana e le minacce di Dershowitz non avrebbero sorpreso nessuno. Ma l'Inghilterra è differente ed ingenuamente indifesa di fronte ad aggressioni in stile americano contro i propri accademici e le proprie istituzioni".

Per parte sua, Karl Sabbagh, un altro dei possibili partecipanti al dibattito annota sul Guardian che pure Dershowitz era stato invitato (per la fazione contro la "One State Solution") ma, appurato che alla discussione avrebbe partecipato un anti sionista come Norman Finkelstein, ha attaccato la casa inglese per avere invitato il suo acerrimo antagonista, anzicchè un oratore conforme alla sua idea pro sionismo e pro Israele ed ha alla fine provocato la cancellazione del dibattito. Osserva quindi Sabbagh: "il suggerimento che i palestinesi e i loro sostenitori non possano discutere di fronte ad un pubblico quella che essi considerano essere la miglior soluzione ai loro problemi senza invitare un oratore per Israele è un nonsense. Spero che il comitato della Oxford Union voglia riconsiderare la sua pavida azione e rimettere in programma questo importante dibattito".

Ora, a qualsiasi mediocre esperto in comunicazione, a qualsiasi analista o anche solo a chi scorra le pagine della propaganda iniettata tra le notizie dei mezzi di grande diffusione in Europa, non può sfuggire il fatto che il trasversale sistema lobbystico filo israeliano non ha cambiato atteggiamento, ma solo strategia. Quanto veniva infiltrato tra le parole di un discreto numero di commentatori ed opinionisti o tra le righe dei testi destinati a formare chi volesse intraprendere l'analisi del problema medio orientale, gode adesso, in più, della deriva guerrafondaia e neoconservatrice di ispirata provenienza americana. Una deriva che - agitando guerra al terrorismo, guerra preventiva e conflitto di civiltà - semplifica l'attualità a "beneficio" popolare e nasconde le proprie mire concrete (e qui semplifico io) in termini di egemonia, di espansione, di controllo a vari livelli sulla vita altrui e giocando su denaro, armi, petrolio, dio e miserie umane, si batte per mantenere sulla globalità del pianeta un impossibile status quo, la divinizzazione di un sistema incompatibile con la naturale rivalutazione del concetto di uguaglianza. Dicevamo che è cambiata strategia e quello che fino ad alcuni anni addietro sarebbe risultato impensabile ed impresentabile alla sensibilità giuridica e sociale europea, oggi si presenta nel vecchio continente in termini di grottesca e grossolana ingerenza e di fazioso annebbiamento dei fatti. Ma più dei vari Dershowitz - agevolmente esposti alla riprovazione di chi non si accontenta della propaganda (abbondante anche da noi) - preoccupa chi, assai più spesso e sotto mentite spoglie, propone la stessa deviata operazione avvalendosi dei ben più sottili mezzi, anche dialettici, di tradizione - quella sì - assolutamente europea.
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Aggiornamento - Una lettera al Presidente della Oxfor Union

A Luke Tryl - President of Oxford Union - Oxford University, UK
Caro Luke,a dispetto delle nostre divergenze è stato un piacere parlarti al telefono oggi, 23 ottobre 2007. Grazie per la tua apertura ed onestà. Ora faccio seguito con una lettera per registrare la mia protesta ufficiale sulla decisione che hai preso di rimuovere il professor Norman Finkelstein dal dibattito che doveva svolgersi il 23 ottobre, alla Oxford Union, sul tema "La soluzione a uno Stato è l'unica soluzione per Israele". Registro la mia protesta come privato cittadino di Israele, sono un produttore cinematografico e un soldato della riserva nell'esercito israeliano. E ci sono alcuni punti, emersi dalla nostra conversazione, che credo sarebbero di più ampio interesse rispetto a noi, così vorrei sottolinearli e condividere questa lettera con il professor Finkelstein e con chiunque sia interessato.
Per riprendere la nostra conversazione, tu mi hai detto che il motivo per rimuovere il professor Finkelstein dal dibattito è stato l'intervento di alcuni centri di interesse e persone che hanno fatto pressioni sulla Oxford Union. Hai identificato Alan Dershowitz come una di queste persone e hai detto che ha personalmente richiesto la rimozione di Finkelstein dal dibattito per il seguente motivo, con Finkelstein a favore della soluzione "a due Stati" il dibattito sarebbe stato troppo "anti israeliano" e "sbilanciato".
Ho risposto che questo dibattito era in merito alla soluzione "a uno Stato" contro quella "a due Stati"; le due parti dovevano discutere quale delle due soluzioni potesse essere la migliore per Israele e per i palestinesi. Non si doveva dibattere sul fatto di essere "pro" o "contro" Israele; così il fatto che Finkelstein fosse "pro" o "contro" Israele era irrilevante. Finkelstein, come chiunque altro, ha il diritto di essere a favore o contro Israele e questo non può essere sufficiente per escluderlo da un dibattito in una sede come quella della Oxford Union. Hai convenuto cone me ed hai dichiarato che questo era pure il tuo pensiero. In ogni caso sei stato forzato a "scaricare" Finkelstein per la pressione che hanno esercitato su di te.
Sfortunatamente, con questa decisione hai dimostrato che la "libertà di parola" nella gruppo di discussione a Oxford è suscettibile di censura. Hai pure rivelato la triste circostanza che pure un'istituzione prestigiosa ed anziana come quella di Oxford, che si presume rappresenti i più alti ideali della cultura occidentale, quale la libertà di espressione, si adatta alle pressioni di centri di interesse quali la Lobby israeliana e Alan Dershowitz. Suggerisco che, per te, l'unico sistema per restaurare la vostra integrità accadamica, sia quello di scusarvi ufficialmente con il professor Finkelstein su questo sito web, spiegando cosa è realmente accaduto.
Non ti sto chiedendo con leggerezza di prendere posizione contro quello in cui credi. Stavo nelle truppe paracadutiste d'elite israeliane, ma dopo quello che ho visto e sono stato costretto a fare, ho promesso che non sarei mai più tornato nell'esercito, né avrei agito come strumento per schiavizzare tre milioni e mezzo di persone nella loro stessa terra senza alcun basilare diritto umano. Come soldato che rifiuta i propri doveri di riservista (sono membro del gruppo di ufficiali dell'IDF "Courage to refuse"), vivo nella costante minaccia di essere imprigionato. Puoi quindi immaginare che io sappia cos'è la "pressione esterna". Vorrei solo che tu avessi il coraggio di seguire i tuoi personali ideali e la tua integrità, perchè, come presidente della Oxford Union, i tuoi studenti e gli intellettuali di tutto il mondo non si aspettano da te nulla di meno.
Con i migliori saluti - Ronen Berelovich - Israel

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Per approfondire
http://frontpagemagazine.com/Articles/Read.aspx?GUID=DAC7C4BE-09AC-4D96-ABE1-6FEA35AD4BE3
http://www.jpost.com/servlet/Satellite?c=JPArticle&cid=1192380626623&pagename=JPost/JPArticle/ShowFull
http://clients.mediaondemand.net/thedohadebates/index.aspx?sessionid=22&bandwidth=hi
http://commentisfree.guardian.co.uk/ghada_karmi/2007/10/intellectual_terrorism.html.printer.friendly
http://www.guardian.co.uk/israel/Story/0,,2198449,00.html http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?SectionID=22&ItemID=14152

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